Effettuare un intervento chirurgico potendo contare sul supporto di colleghi esperti: un esempio di come il teleconsulto possa aiutare a rispondere a domande prima e durante un atto chirurgico.

Negli ultimi dieci anni la telemedicina è rientrata tra le azioni sanitarie strategiche dell’Unione Europea, in linea con quanto accade nel resto del mondo. Tale strumento è infatti visto come un aiuto nella gestione a distanza delle patologie che possono essere prese in carico dal territorio, in particolar modo quelle croniche, la cui diffusione è in aumento. Ecco quindi che nel 2008 la Commissione Europea ha emanato la comunicazione COM(2008)689 “Telemedicina a beneficio dei pazienti, dei sistemi sanitari e della società”, allo scopo di sostenere in vario modo gli Stati membri nel diffondere proprio la telemedicina nelle sue varie forme: telemonitoraggio, teleassistenza, teleconsulto, televisita e telecooperazione sanitaria ne sono alcuni esempi. Lo sviluppo di questa forma di medicina rientra anche tra gli obiettivi del piano Europa 2020. Se la telemedicina è ampiamente utilizzata in alcuni Paesi del continente europeo, come la Svezia, la Norvegia, la Spagna e la Gran Bretagna, numerose sperimentazioni sono in atto anche in Italia, sebbene siano ancora discontinue. Nel 2010 uno specifico tavolo di lavoro istituito dal Ministero della Salute presso l’Istituto Superiore di Sanità ha identificato alcune linee guida che costituiscono un riferimento unitario nazionale per l’implementazione di servizi di telemedicina.

Gli ambiti della telemedicina

In linea teorica – ma esistono anche esempi pratici – le tecnologie informatiche possono essere utilizzate per effettuare “interventi” medici di vario genere a distanza. Le linee guida italiane parlano, nell’ambito delle attività mediche specialistiche, di applicazioni in telepatologia, teleradiologia, telecardiologia, telepneumologia, teledermatologia, teleoftalmologia, telepsichiatria/telepsicologia, teleneurologia, telechirurgia, teleemergenza, teleriabilitazione e telepediatria. Tutto ciò è in linea con quanto accade dentro e fuori Europa, come dimostra anche una breve visita su PubMed: digitando il termine “telemedicine” si trovano parecchi articoli scientifici che descrivono esperienze di telemedicina. Solo nei mesi di ottobre e novembre 2018 vengono riportati studi sulla gestione del diabete, di pazienti anziani con fratture, della riabilitazione di pazienti che hanno subito un ictus, di piaghe croniche, di pazienti psichiatrici nei Pronto Soccorso pediatrici e delle patologie madre-figlio in ambito ostetrico.
Tutti questi articoli scientifici sottolineano l’utilità della telemedicina nel facilitare l’accesso alle cure, nel migliorare anche le economie dei servizi sanitari e nel favorire una migliore gestione di alcune patologie. Ovviamente, i programmi di telemedicina devono essere opportunamente disegnati.
Oltre agli ambiti già nominati, ce n’è un altro che può essere di estremo interesse: quello del teleinsegnamento, se così lo vogliamo chiamare. In effetti, le stesse tecnologie che possono favorire un consulto tra medici possono essere utilizzate anche per far partecipare più discenti a una lezione. Anche se la lezione si tiene al tavolo operatorio.
La telemedicina può infatti favorire l’accesso alla sala operatoria a un’ampia platea di chirurghi, che possono così apprendere le procedure in diretta e, se necessario, fornire il proprio parere.

Telemedicina e live surgery

Da quasi un anno la sala operatoria della Chirurgia Generale e d’Urgenza III dell’Ospedale di Desio, diretta da Dario Maggioni, è dotata di un nuovo sistema laparoscopico Ultra HD (4 K).

«Tale strumento», spiega Maggioni, «consente una visione di risoluzione globale 4 volte superiore rispetto allo standard Full HD, il che significa 2160×4096 linee anziché 1080×1920. Il sistema si avvale di uno schermo a 55” e rende la visione laparoscopica migliore di quella sperimentata a cielo aperto, integrando funzionalità come l’Ultra HD, una più ampia gamma di colori e una visualizzazione ingrandita. Grazie a questa tecnologia svolgiamo l’attività di sempre con un notevole miglioramento della nostra percezione della realtà anatomica del paziente».
Inoltre, la sala operatoria può essere messa in connessione con altri spazi, in Italia e nel mondo, per consentire ad altri chirurghi di partecipare a interventi effettuati con questa ultima tecnologia. L’unico limite è che la qualità del collegamento non è ancora in grado di rendere la definizione 4K in diretta. Un esempio di questo utilizzo si è avuto lo scorso 11 maggio. Riprende Maggioni: «abbiamo eseguito un’operazione in diretta in collegamento con il corso di chirurgia laparoscopica colon-rettale del professor Pugliese, presso l’AIMS Academy dell’Ospedale Niguarda, a Milano. Si è trattato di un intervento di emicolectomia sinistra videolaparoscopica per malattia diverticolare con legature vascolari selettive e preservazione dei vasi sanguigni mesenterici. Erano presenti circa cento partecipanti, che sono intervenuti con domande live mentre operavo e con il commento di numerosi esperti che si trovavano nell’auditorium dell’AIMS Academy».

Oltre a essere un momento di live surgery, il collegamento ha anche permesso a Dario Maggioni di ricevere un teleconsulto per un intervento complesso. «Proprio in questa occasione, come mi era già successo in precedenza, sono stato sollecitato dal professor Patrick Ambrosetti di Ginevra e dal professor Bill Heald di Basingstoke, in Inghilterra, pionieri della chirurgia colon-rettale avanzata seduti in platea tra gli esperti, a eseguire il mio  intervento nella maniera più conservativa possibile. Questo evento è stato un contributo reciproco importante: in particolare, abbiamo dimostrato alla platea di giovani chirurghi che le domande che ci dobbiamo porre di fronte a un paziente non sono mai abbastanza, sia prima dell’intervento sia durante la procedura».

C’è di più. L’opportunità di collegarsi in tempo reale con una sala operatoria a distanza permette a un chirurgo che è ai suoi primi interventi in una particolare branca di essere guidato da un chirurgo esperto. «Così ha fatto, per esempio, il mio maestro, professor Pugliese, quando ha guidato dall’AIMS Academy un chirurgo russo che stava operando nel suo ospedale ad Archangelsk. Il chirurgo russo eseguiva i suoi primi interventi di chirurgia colon-rettale laparoscopica.
Questi due esempi mi fanno credere che ci siano sempre più possibilità nell’ambito della formazione grazie alla telemedicina».

«La live surgery è una modalità di insegnamento di nuove tecniche chirurgiche oggi sempre più richiesta dai centri di formazione in chirurgia laparoscopica. La realizzazione di questa tecnica di insegnamento richiede però una grande collaborazione di tutte le professionalità coinvolte e soprattutto il supporto organizzativo ed economico delle direzioni ospedaliere. Sostegno che a noi, a Desio, non manca».

Come ogni ambito della medicina, anche la telemedicina deve essere opportunamente normata e le nostre linee guida ne analizzano anche gli ambiti etici. Uno tra questi potrebbe essere, per esempio, la responsabilità in un teleconsulto. A oggi questa responsabilità è di chi è al letto del paziente. Un ostacolo, secondo alcuni, al pieno sviluppo di questa modalità.

Secondo Maggioni, però, l’argomento è di scarsa rilevanza, perché «il paziente è di chi lo sta operando ed è questi che si è assunto la responsabilità del gesto che compie e di tutto il processo di cura. La consulenza di un esperto può costituire un aiuto per l’operatore ma anche nel caso decorso da me descritto sono stato solo io a procedere nella direzione che avevo intrapreso, sebbene abbia beneficiato del conforto dei colleghi stranieri in platea».

Grazie alla telemedicina, quindi, i chirurghi alle prime armi possono apprendere come eseguire interventi sanitari, non necessariamente chirurgici, beneficiando di tecnologie che non hanno a loro disposizione. Il che consente di allargare a nuove opzioni non solo le conoscenze tecniche ma anche la mente.

Fonte: Tecnica Ospedaliera